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Fatboy: dal pouf senza struttura alla lampada senza filo
BRAND STORIES

Fatboy: dal pouf senza struttura alla lampada senza filo

Chiara Aronica

Fatboy per molti è ancora quella cosa lì: la poltrona sacco gigante, colorata, buttata in giardino o in cameretta. È l'immagine che il marchio si porta dietro da vent'anni, ed è giusta, ma è solo metà del racconto. Perché se guardi cosa fa Fatboy oggi, e cosa arriva nel nostro catalogo, trovi soprattutto lampade. Lampade senza filo, ricaricabili, che sposti dal tavolo al balcone senza pensarci. Il filo che tiene insieme il pouf di allora e la lampada di adesso non è il colore, e non è nemmeno l'ironia per cui il marchio è famoso. È un gesto più semplice: togliere qualcosa. Alla poltrona hanno tolto la struttura, alla lampada hanno tolto il cavo. Ogni volta il risultato è lo stesso, un oggetto che si sposta, che non sta fermo dove lo metti la prima volta. Vale la pena ripartire da qui, dall'origine, per capire come si arriva alle lampade che oggi portano lo stesso nome. Fatboy: come una poltrona sacco è diventata un marchio di design La storia comincia in Finlandia, con un designer di nome Jukka Setälä e un'idea che all'epoca non sembrava granché: una seduta senza struttura, un sacco morbido da appoggiare a terra e usare come veniva. Il nome arrivò dalla musica. Setälä lavorava al progetto ascoltando Fatboy Slim, e quel nome gli rimase attaccato. A intuire che quella seduta informale potesse diventare un marchio fu un imprenditore olandese, che nel 2003 ne acquisì i diritti esclusivi di vendita e portò tutto nei Paesi Bassi, a Den Bosch, dove Fatboy ha ancora sede. Da lì il pouf Original è diventato un oggetto riconoscibile ovunque, di quelli che non hanno bisogno del logo per essere identificati. Quello che è rimasto costante, nel passaggio dalla Finlandia all'Olanda e dalla poltrona a tutto il resto, è un modo di intendere gli oggetti di casa. Fatboy descrive il proprio lavoro come una rivisitazione dei classici per la casa e il giardino, con l'idea di cercare il divertimento dentro la funzione, non accanto. Materiali pensati per resistere alle intemperie e per non sbiadire con il tempo, perché un oggetto Fatboy nasce per stare fuori quanto dentro. Il metodo Fatboy: rivisitare i classici togliendo qualcosa C'è un modo di leggere Fatboy che spiega quasi tutto il catalogo, ed è questo: prendere un oggetto che tutti riconoscono e togliergli il vincolo che davano per scontato. Il pouf nasce così, da una seduta a cui viene tolta la struttura rigida. Resta la funzione, sedersi, ma cambia il modo, perché senza telaio la seduta si adatta al corpo invece del contrario. Lo stesso principio, qualche anno dopo, arriva sull'illuminazione. La lampada Edison che Fatboy reinterpreta è il paralume classico, la forma che chiunque disegnerebbe se gli chiedessero di disegnare una lampada. Solo che le manca il cavo. È ricaricabile, funziona a batteria, e quel dettaglio mancante cambia tutto: una lampada senza filo non ha più un posto assegnato. La sposti dal tavolo della cena al comodino, dal balcone alla scrivania, e non c'è più una presa che decide dove metterla. È qui che il marchio smette di essere solo la poltrona colorata e diventa un metodo. L'ironia, i colori accesi, le forme un po' sfrontate sono la superficie. Sotto c'è un'idea di oggetto che si libera di qualcosa per muoversi meglio. Ed è lo stesso metodo che, negli anni, ha fatto crescere Fatboy ben oltre il pouf. Oltre il pouf: gli oggetti iconici di Fatboy Il pouf Original resta l'eroe della collezione, quello da cui è partito tutto, ma fermarsi lì sarebbe riduttivo. Con lo stesso spirito, negli anni Fatboy ha allargato il catalogo fino a coprire buona parte della casa e del giardino, dentro e fuori, con oggetti che si riconoscono a colpo d'occhio anche senza leggere il logo. Dalla poltrona sacco è nata una famiglia di sedute pensate per stare comode ovunque, comprese le poltrone ad aria della linea Lamzac, che si gonfiano in un gesto e si portano in spalla come uno zaino. C'è l'amaca Headdemock, con la sua struttura autoportante che non ha bisogno di due alberi per funzionare. Ci sono tappeti, tavolini, complementi per l'esterno, tutti con la stessa idea di prendere una cosa seria e alleggerirla. E poi c'è l'illuminazione, la famiglia di lampade Edison e le sue parenti, che è uno dei capitoli più recenti e anche quello a cui da Keepup abbiamo dato più spazio. Le lampade Fatboy: il paralume classico, senza il cavo Se il pouf è l'origine, le lampade sono il punto in cui il principio della sottrazione arriva a oggi. La famiglia si chiama Edison, come l'inventore della lampadina, e parte sempre dalla stessa forma: il paralume classico, quello tondo che tutti abbiamo in mente. Poi Fatboy lo alleggerisce del cavo, ci mette dentro una batteria ricaricabile e un LED, e quella forma familiare diventa un oggetto che prendi e sposti. Nella nostra selezione le lampade sono quasi tutte così, senza filo. L'unica eccezione la vediamo alla fine, ed è dichiarata. Edison The Petit e il Kit The Mini: la luce che cambia stanza con te The Petit è il modello base della famiglia, ed è quello da cui conviene partire. Ha la forma dell'abat jour di sempre, corpo in polipropilene e ABS, e si accende tirando la linguetta rossa con il logo Fatboy, che serve anche a regolare l'intensità su tre livelli. Con una carica arriva dalle otto alle ventiquattro ore a seconda di quanto la tieni forte, si ricarica via USB, e la luce è un bianco caldo pensato per creare atmosfera più che per illuminare a giorno. Funziona dentro e fuori, il che vuol dire che è la stessa lampada che sta sul comodino, poi in mezzo al tavolo a cena, poi sul davanzale del balcone. Il Kit The Mini è la versione ridotta, e arriva in set da tre. Sono lampade piccole, poco meno di dieci centimetri di diametro, che rendono bene quando le usi insieme: una in cucina, una in ingresso, una sul tavolo, oppure tutte e tre in fila per una cena all'aperto. Anche qui bianco caldo regolabile, con la ricarica affidata a un cavetto magnetico e un'autonomia che sul minimo supera la giornata intera. Sono il modo più semplice per avere la luce Fatboy in più punti della casa senza moltiplicare le prese. Edison The Ambiance: quando il colore entra nella lampada Ambiance parte dalla stessa sagoma Edison, ma cambia registro. Dove gli altri modelli giocano tutto sul bianco caldo, qui il carattere sta nel colore dell'oggetto: finitura lucida, forme morbide, tonalità pastello che si notano anche a lampada spenta. È il modello che scegli quando la lampada non deve solo fare luce ma mettere una nota di colore su una mensola, un comodino, una scrivania. Resta fedele alla logica della famiglia, senza filo e ricaricabile, ma si sposta dal territorio della pura funzione a quello dell'oggetto decorativo che accendi quando serve. Cheerio: la testa si stacca e si ricarica Cheerio è la più piccola e la più furba. Riprende la forma della classica lampada da terra con lo stelo e il paralume, ma in versione da tavolo, alta poco più di venticinque centimetri, con la struttura in acciaio e il fondo antiscivolo. La trovata è nella testa: la parte luminosa si sfila dallo stelo con un magnete e si ricarica separatamente, così la base resta al suo posto e porti via solo la lampadina quando è ora di ricaricarla. L'autonomia è la più generosa della selezione, fino a novantanove ore sull'intensità più bassa, e la luce è un bianco caldo regolabile. Funziona dentro e fuori, e a catalogo la trovi in beige, antracite e azzurro. Oloha: lampada e svuotatasche nello stesso oggetto Oloha è quella che fa due cose insieme. È un piatto largo, trenta centimetri di diametro, con una luce al centro: appoggialo sul mobile all'ingresso e diventa lo svuotatasche dove finiscono chiavi e monete, con la luce che rende il gesto un po' più bello di com'è di solito. La struttura è in acciaio con base antiscivolo, la luce è un LED magnetico a bianco caldo, e l'autonomia arriva fino a novanta ore. Puoi tenerla piatta sul tavolo oppure fissarla al muro come piccola applique, e in entrambi i casi resta senza fili. È l'oggetto che dice meglio la filosofia del marchio: non una lampada in più, ma una lampada che si prende anche un altro compito. Edison The Giant: l'eccezione con il filo E poi c'è il Giant, l'eccezione di cui parlavamo. È la stessa Edison, la stessa forma tonda, ma ingrandita fino a diventare una lampada da terra a tutti gli effetti, di quelle che segnano un angolo del salotto o della terrazza. A questa scala il senza filo non avrebbe senso, e infatti il Giant torna ad avere il cavo. Qui il filo non è una dimenticanza ma una conseguenza: una lampada di queste dimensioni sta ferma dove la metti, e il cavo è il prezzo giusto per avere un pezzo scenografico invece di un accessorio da spostare. È l'unico della selezione a giocare in questa categoria, ed è lì apposta per chi cerca il gesto grande. Come scegliere la lampada Fatboy giusta per il tuo spazio La domanda giusta, con queste lampade, non è quale sia la migliore ma dove la userai. Cambia il modello a seconda della stanza, e visto che sono quasi tutte senza filo, una volta scelta la puoi comunque spostare quando cambi idea. Per il comodino e la camera da letto conviene una luce bassa e calda, che accompagni la sera senza illuminare a giorno. Qui lavorano bene The Petit, con la sua linguetta rossa per abbassare l'intensità fino a un chiarore da lettura, e la Ambiance, che aggiunge la nota di colore pastello sul comodino. La Cheerio ha un vantaggio in più in camera: la testa si stacca, così se ti serve luce per cercare qualcosa la porti con te e la base resta dov'è. Sulla scrivania o su una mensola serve qualcosa di compatto, che faccia luce sul piano senza rubare spazio. The Petit e la Cheerio sono le più indicate per formato, e il kit The Mini è utile quando i punti da illuminare sono più di uno, perché con tre lampade copri scrivania, libreria e un angolo senza tirare prolunghe. Per la cena in terrazzo, sul balcone o in giardino il criterio cambia: serve una lampada che regga l'uso esterno e che non dipenda da una presa. The Petit, la Cheerio e il kit The Mini funzionano dentro e fuori, quindi sono queste le candidate per la tavola all'aperto. Le tre Mini in fila sul tavolo lungo fanno la loro figura, mentre qualche Petit distribuita lungo il tavolo crea quella luce diffusa e bassa che a una cena serale è esattamente quella che vuoi.   In ingresso o su una consolle la scelta più intelligente è la Oloha, che oltre a fare luce raccoglie chiavi e monete e ti risolve due cose con un oggetto solo. E se invece cerchi il pezzo che riempie un angolo del salotto, la lampada che si vede appena entri, allora si passa al Giant, l'unico da terra e l'unico con il cavo, pensato apposta per stare fermo e farsi guardare. Fatboy nel design contemporaneo: tra Seletti e Qeeboo Fatboy non è l'unico marchio, nel nostro catalogo, a prendere il design sul serio senza prendersi troppo sul serio. Sta in buona compagnia, e capire dove si colloca aiuta anche a scegliere. Rispetto a Seletti, che gioca sulla provocazione e sull'ironia dichiarata, sulle scimmie che reggono lampadine e sugli oggetti che spiazzano, Fatboy è più trattenuto: la sua ironia non urla, sta dentro la funzione. Una lampada senza filo strappa un sorriso perché è comoda, non perché vuole stupire. Rispetto a Qeeboo, che porta in casa pezzi scenografici dalla presenza forte e spesso di grande formato, Fatboy resta sul terreno degli oggetti di tutti i giorni, dove il design si sente ma non si prende tutto lo spazio. È un terzo modo di stare nella stessa famiglia. Seletti provoca, Qeeboo mette in scena, Fatboy semplifica. Sono tre accenti diversi della stessa idea di fondo, che una casa possa essere progettata bene e insieme divertente, ed è per questo che li teniamo vicini: chi apprezza uno di questi marchi, di solito, riconosce qualcosa anche negli altri.

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